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Laboratorio Rooseveltiano – per un New Deal Mediterraneo

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A seguito dell’incontro del 23 Maggio in Sicilia, molto partecipato, che ha visto la presenza di soci Rooseveltiani rappresentativi di tutte le componenti territoriali dell’isola, registriamo alcuni punti  programmatici che possono costituire riflessione per il Movimento Roosevelt nella sua interezza, e con la proposta operativa di alcune azioni pilota.  Riassumendo in sintesi:

1)  Sicilia come luogo di happening relazionale. Nel prossimo settembre è in programma un workshop di tre giorni (due di formazione e l’ultimo di performance sull’Etna, che consiste in una cerimonia orfica (elaborata con criteri dell’antropologia teatrale), che verrà documentata con la creazione di un film, da esibire in ottobre alla riunione annuale dell’European Beat Studies Network presso l’Université Libre de Bruxelles). Entro breve di questa iniziativa verrà proposta scheda tecnica alla Redazione Cultura, per riportare ogni utile suggerimento/miglioramento e per farne vettore di una iniziativa a risonanza nazionale e transnazionale.

2) Sicilia come base di riflessione da estendere alle altre regioni per la creazione di una piattaforma di proposte per un new deal mediterraneo: ipotesi di un convegno nelle isole Eolie nella primavera 2016, con elaborazione di contatti mediante la creazione di un’apposita conferenza di lancio.

Questo punto appare in eccellente sinergia rispetto a quanto comunicato con Fedora Costa in relazione alla composizione di politiche transregionali e con il recente articolo di Francesco Toscano dove si parla di “Una “Internazionale” nuova di zecca, finalmente depurata da tentazioni totalitarie di marca comunista,  forte e coerente nel prospettare a tutti e a ciascuno un nuovo modello di società in grado di far coesistere democrazia e benessere diffuso, giustizia sociale e libertà d’impresa, mobilità e piena occupazione”, argomenti importanti da cui potremmo trovare chiavi di condivisione con forze emergenti del panorama politico europeo, innestando questi spunti sulla precedente elaborazione svolta con l’articolo “Coming back to awareness“, per formalizzare una bozza da sottoporre alle valutazioni degli organi di vertice del MR;

3) Proposte in ordine alle modalità di funzionamento della parte di formazione del back office e federazione delle entità già esistenti, nonché nascita di nuove cellule orientate in senso progressista e loro criteri di accesso (da approfondire e verificare in sede specifica);

4) elaborazione dei contenuti rooseveltiani mediante articoli da pubblicare sul sito, sezione politica/attualità; possibile creazione di un “Quaderno Progressista” sul modello “EUR/OPEN” (il nr. 5 EUTOPIA – sul tema dei diritti umani e dell’emancipazione è attualmente in fase di pubblicazione) e diffusione sui social network da associare a presentazioni pubbliche per diffondere il pensiero e incrementare gli associati.

Tra i temi emersi:

– diritti umani
– diritto al lavoro
– reddito di base incondizionato
– diritto alla conoscenza
-mafia/antimafia
-antiproibizionismo
-ambiente/ecologia
-infrastrutture

Naturalmente, siamo completamente disponibili ad accogliere proposte ulteriori e critiche positive in funzione costruttiva per la rielaborazione di quanto sopra esposto, da considerare work in progress che richiede riflessione collettiva e adattamenti e perfezionamenti.

In chiusura, sul tema dell’ Internazionale qui apparso in commento al secondo punto, vorremmo sottolineare la chiave di lettura storica della Prima Internazionale, dove, secondo alcune correnti storiografiche, alla tesi emancipazionista spirituale di Mazzini fu preferita, nel documento finale, la visione del materialismo storico di Marx che, a detta di molti, fu una sconfitta per l’idea nobile della ragione e un grave arretramento in rapporto allo spirito autentico del progresso.  Come scrisse lo stesso Mazzini “Non ci può essere emancipazione nel materialismo; il primo punto è quello di sottrarre i popoli dalla morsa del materialismo che li opprime”. E’ da ritenere che questo sia un importante contenuto da sviluppare e tradurre mediante una nuova comunicabilità, di cui il libro di Gioele Magaldi è il veicolo principe, restituendo al pensiero progressista la componente negata, che è appunto quella della spiritualità di una luce verso la quale avanzare gradualmente.

Salute, Fraternité, Luce

Lo spirito nel nome Roosevelt

Evocare il nome Roosevelt significa ricondursi a quel che è il più elevato piano nella concezione di politiche progressiste. Un riferimento importante il cui significato è relativo alle tre grandi personalità che stanno dietro questo nome, e cioè:Theodore, Franklin Delano, Eleanor.

Theodore Roosevelt è uno dei quattro presidenti degli Stati Uniti d’America il cui volto è scolpito sul monte Rushmore (gli altri sono quelli di George Washington, Thomas Jefferson e Abramo Lincoln).

Il sogno americano in quegli anni era nell’aria e venne messo su carta con The Promise of American Life, un libro che è ancora chiamato “la bibbia della Progressive-Era”, scritto da Herbert Croly e pubblicato nel 1909. Un anno dopo, Theodore Roosevelt, già presidente degli Stati Uniti 1901-1909, lanciava la sua campagna per il terzo mandato, sia contro il suo rivale repubblicano ed ex ministro della Guerra William Howard Taft, e contro il rivale interno, il candidato democratico di successo Woodrow Wilson.  La campagna di Theodore Roosevelt fu trainata dal famoso discorso sulla rivoluzione progressista in politica, in economia e nella società civile, che affermava la necessità di regolamentare “interessi speciali” delle corporazioni, facendo una chiara distinzione tra diritti umani e diritti di proprietà. “Teddy” Roosevelt prese il mantello di Lincoln per giustificare la trasformazione dell’America in base ai suoi principi fondanti, contenuti nella Dichiarazione d’Indipendenza. Con i suoi discorsi, Roosevelt chiedeva “un vero e permanente risveglio morale”, che si tradusse in una politica fortemente riformista occupandosi seriamente e in modo efficace di diritti dei lavoratori e politiche ambientali, soprattutto mediante la nazionalizzazione delle grandi imprese che controllavano le risorse primarie. Per la sua posizione di mediatore nella guerra tra Russi e Giapponesi, nel 1906 ottenne il Premio Nobel per la pace. Fondò il Partito Progressista, l’unico terzo partito statunitense che ebbe importanza al di fuori del classico sistema bipartitico.

Franklin Delano Roosevelt, 32º presidente degli Stati Uniti d’America, è stato l’unico a essere eletto per più di due mandati consecutivi, vincendo le elezioni presidenziali per ben quattro volte (1932, 1936, 1940 e 1944), rimanendo in carica dal 1933 fino alla sua morte, nell’aprile del 1945. FDR, come lo chiamano gli americani, fu l’uomo del New Deal, che gli storici dicono “The Second Bill of Right”, considerandolo una consapevole evoluzione del Bill of Right della Gloriosa Rivoluzione Liberale Inglese del 1688, che sottrasse all’aristocrazia l’esclusività del sapere. Ecco, il punto decisivo del nome Roosevelt è che attraverso di esso la libertà esce dall’utopia ed entra nella storia.  Il Bill of Rights indica letteralmente un progetto di legge (bill) sui diritti (rights), ma l’espressione è entrata nell’uso col significato di dichiarazione sui diritti e prevedeva una serie di diritti e libertà che sono fondamento della moderna democrazia, tra cui la libertà di parola e di discussione in parlamento e libere elezioni.  Con il suo New Deal, FDR poneva rimedio alla grande crisi economica provocata da un capitalismo selvaggio e senza regole,  con importanti innovazioni tra cui il Social Security Act – con il quale vennero introdotte per la prima volta negli Stati Uniti d’America l’assistenza sociale e le indennità di disoccupazione, malattia e vecchiaia – e la creazione dell’Agenzia per il controllo del mercato azionario (SEC), nonché tributi sui grossi profitti delle imprese. Adottò il National Labor Relations Act, che favorì la contrattazione collettiva e il ruolo dei sindacati; il Wagner Act, che estese notevolmente il ruolo federale nelle relazioni industriali; il Guffey Coal Act che aveva il merito di regolamentare il prezzo del carbone, l’orario massimo di lavoro e il salario dei minatori.  Tutte queste azioni generarono forti critiche verso Roosevelt da parte dei grandi uomini d’affari, culminando in un tentato omicidio.   Durante la II GM, la decisione più discutibile di Roosevelt fu l’Ordine Esecutivo 9066, che provocò l’internamento in campi di concentramento di 110.000 tra cittadini giapponesi e cittadini americani di origini giapponesi sulla West Coast. Considerato una grave violazione delle libertà civili, fu anche avversato da sua moglie, Eleanor Roosevelt. La Corte Suprema tuttavia sostenne la costituzionalità dell’Ordine Esecutivo. Il nome FDR resta legato al New Deal e al discorso delle Quattro Libertà (libertà di parola, libertà di culto, libertà dalla paura, libertà dal bisogno), che lo ricollegano di diritto alla grande tradizione progressista americana.

Eleanor Roosevelt, moglie di FDR, fu la principale artefice della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo approvata dall’ONU nel 1948.  Dal 1933 al 1937, nel suo ruolo di First lady, sostenne e promosse le scelte e la linea politica del marito del New Deal. Si impegnò attivamente durante tutta la sua vita nella tutela dei diritti civili, e fu tra le prime femministe, nonché un’attivista molto impegnata, con un ruolo di primo piano nel processo di creazione delle Nazioni Unite, della United Nations Association e della Freedom House. Assieme ad altre personalità come René Cassin, Peng Chun Chang, Charles Malik, John Peters Humphrey ed altri ebbe un ruolo decisivo nella stesura del testo ed ella stessa presiedette la commissione che delineò e approvò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.

Stemma dei Roosevelt

I Roosevelt furono tra i primi a stabilirsi nell’insediamento coloniale olandese di Nieuw Amsterdam, in quella che sarebbe diventata in seguito New York.  Testimonianze e documentazione della grande tradizione Rooseveltiana si trova in America attraverso the Franklin D. Roosevelt Presidential Library and Museum, administered by the National Archives and Records Administration (NARA).  In Europa, il luogo in cui la tradizione è preservata, con speciale riferimento ai rapporti tra Europa e America, è Middelburg, nella regione dello Zeeland (Olanda), presso il Roosevelt Study Center.

Note sul Movimento Roosevelt e recensione al libro di Gioele Magaldi

Questo libro è importante perché è coraggioso, una voce critica rispetto alla massoneria troppo spesso interpretata come via esclusiva e oscurantista, che ha il merito di riportare dalla storia alla cronaca d’attualità il vento di inclusione e innovazione sociale che è altrettanto parte della componente massonica, segnando le rivoluzioni inglese, francese e americana: una via, quella progressista, che in Italia è stata esplorata forse soltanto in epoca risorgimentale. Inoltre, questo libro è speciale perché, tra i tanti che trattano di questo argomento, è il migliore e il più chiaro nel proporre una via filosofica sottratta alla dimensione escludente di “giocattolo dell’aristocrazia”, aprendo nuove vie e scie di conoscenza. Lontanissimo dalle “teorie della cospirazione” e da ogni altra superficiale semplificazione, il libro offre anche ai Lettori più esperti la possibilità di mettere insieme diversi segmenti del sapere, permettendo un’inquadratura della storia politica, economica e sociale dell’Europa, dell’America e della visione del mondo occidentale che risulta possibile soltanto attraverso l’analisi delle componenti delle forme di mediazione e costruzione sociale date dal genus delle organizzazioni di cui la massoneria è una species.  MRSenza sottrarre al Lettore la necessaria dimensione di approfondimento e senza ridurre la complessità del tessuto narrativo ad un’unica interpretazione (che il testo respinge sistematicamente mediante il ricorso al metodo delle scienze sociali), è da sottolineare come la ricostruzione sia funzionale a comprendere il disegno reazionario del moderno sistema di potere, derivante dalla restaurazione neo-liberista che ha smantellato il welfare state ed affermato l’attuale modello economico a partire dai cambiamenti introdotti da Reagan e dalla Thatcher e tuttora imperanti, con gravissimo danno per la classe media e assoluto vantaggio per pochi oligarchi finanziari.  Da questa prospettiva si offrono possibilità di recupero della tradizione autenticamente liberale e progressista che fa riferimento all’America dei Roosevelt e dei Kennedy e al progetto ideale di Europa come economia sociale di mercato, spazio di libertà e progresso per ogni uomo e per ogni donna.

Le parole rubate: Europa, America

§1.  La nobile idea d’Europa e le sue attuali miserie

europe wbL’Europa come spazio di libertà, l’Europa come Repubblica illuministica delle Arti e dei Saperi, l’Europa come alfiere nel mondo di un magnifico futuro di umane sorti e progressive: è questa la promessa che si accompagna al suo nome, e porta con sé tutto il carico delle utopie del passato e la trasformazione di questo ideale nel sistema razionale e scientifico di una modernità che pretende di utilizzare la tecnologia e il progresso per liberare i cittadini dalle funzioni di base e permettere loro di accedere all’istruzione, alla conoscenza e, per questa via, alla dimensione spirituale della vita.

Ma, come è accaduto con altre parole chiave, il progetto neo-oligarchico dell’establishment reazionario ha sovvertito questa nobile idea nel suo contrario mediante il Memorandum Coudenhoven-Kalergi, che ha trasformato l’Europa in una dimensione tecnocratica e neo-oligarchica, secondo il modello Pan-Europa sviluppato dal Memorandum e divenuto l’angosciante paradigma di riferimento per 1984 di Orwell, con il suo orizzonte di dominio extrademocratico (con un parlamento elettivo che però non controllo e non ha potere sulla Commissione), burocratico e tecnocratico (capace di imporre agli stati le sue direttive) e con una moneta costruita non come strumento sociale, ma come accettazione del debito.

Questa schizofrenia ci induce a restare assolutamente convinti Europeisti, ma al tempo stesso consapevoli di dover avviare una lotta interna per riportare l’Europa al suo valore ideale, respingendo la tecnocrazia che sta strangolando i popoli dei Paesi membri, arricchendo le élites che li governando e riducendo sempre più i margini democratici di crescita e di sviluppo della classe media, mediante il sistema liberticida delle politiche economiche del neo-liberismo, orientate all’annullamento del valore del risparmio con enfasi costante sul debito e sul consumo, che hanno distrutto la produzione locale e i sistemi di produzione della piccola impresa, per dare le chiavi del mondo alle corporazioni multinazionali e trasformando le città in non-luoghi del consumo e della subalternità.  Da questa condizione dobbiamo trovare riscatto, alimentando le condizioni per una nuova contestazione, riprendendo i valori che furono espressi dalle generazioni emergenti negli anni ’60, prima che la mano criminale dell’oscurantismo uccidesse JFK il 22 novembre del 1963, e tornasse a colpire la sera del 3 aprile, uccidendo Martin Luther King e ancora nella notte tra il 4 e 5 giugno Robert Kennedy.

§2. La nobile idea di America e il suo volto oscuro

america wbAmerica è la promessa che ognuno possa ottenere quel che desidera, che con le proprie forze possa raggiungere il suo obiettivo: è il sogno americano, the American Dream.  America è la possibilità che un uomo di qualsiasi estrazione sociale, di qualsiasi credo religioso, di qualsiasi provenienza etnica, possa farcela con le sue forze, con i suoi meriti.  America è il luogo in cui le idee della Gloriosa Rivoluzione Inglese e della Grande Rivoluzione Francese sono confluite per dare vita a un razionalismo democratico e illuministico.

America è anche il military-industrial complex che ha manifestato un progetto completamente diverso e antitetico rispetto all’idea liberale che da Abramo Lincoln e George Washington arriva sino a Theodore Roosevelt e Barack Obama.  America è anche la terra di Nixon e Kissinger, di Reagan e dei Bush, la terra che ha voluto guerre insensate come quella del Vietnam o quella dell’Iraq, che ha alimentato all’interno dell’Europa la strategia della tensione e il terrorismo di stato, che ha elaborato una dottrina della difesa nazionale che permette di violare la costituzione, potendo sferrare attacchi bellici anche soltanto sulla base di sospetti.

Anche qui, come in tutte le umane cose, la schizofrenia, la dissociazione e la compresenza all’interno dello stesso nome di significati differenti.  Restiamo convinti della bellezza del nome America, del sogno americano, della luminosa confederazione di stelle.  Ma non per questo non restiamo consapevoli delle ambivalenze, delle zone oscure e dei poteri forti che ne opprimono lo spirito.

§3.  Quale Europa?

L’Europa di cui parliamo non è quella delle quote latte, né quella delle direttive e dei regolamenti. Non è l’Europa delle istituzioni, non è nemmeno quella dei fondi comunitari. L’EUROPA DI CUI PARLIAMO È L’EUROPA CHE NON C’É, che non si è ancora realizzata e che forse non si realizzerà mai e che tuttavia c’è sempre stata, idea pura e luce mirabile, archetipo di una civiltà superiore in cui a tutti sia data la libertà del cittadino, e cioé la libertà per ogni persona di fare della propria vita quell’occasione di crescita, di progresso materiale, psicologico e spirituale, quell’opportunità di successo condiviso che l’età romantica raffigurò nell’immagine ideale della Repubblica delle Lettere e delle Arti.

L’idea di un’Europa che non c’è e tuttavia proprio per questo è ancora più forte nella sua carica ideale, PERCHÉ NON È QUALCOSA DI DATO MA DA REALIZZARE e che, in fondo, è perfettamente radicata nel suo mito se tra quanti cercarono Europa nessuno mai la trovò: tuttavia per chiunque l’abbia cercata, la vita non sarà mai più uguale.

Detto questo, l’errore sarebbe (ed é) rimanere in attesa che qualcuno realizzi questo ideale, mentre noi restiamo distratti a guardare alla finestra. Perché l’idea di Europa è un’idea di libertà: è quindi UN’IDEA PER SPIRITI FORTI, e non per animali da gregge. E, come dice un buon proverbio, questa è la differenza tra la libertà dell’uomo come persona e la libertà del cane come animale: che la libertà del cane è quella che gli è concessa, mentre quella dell’uomo è quella che si prende.

§4.  L’Europa nella cultura popolare contemporanea

In cerca di una cultura veramente europea, accessibile, condivisa, pienamente riconosciuta e comune a tutti i cittadini è ancora da costruire.  E non sarà costruita dal potere.  Se esiste qualcosa che può veramente definirsi “cultura europea”, questa sta altrove e altrimenti rispetto alla dimensione istituzionale. La vera dimensione dell’Europa come idea di libertà e di emancipazione deve innestarsi nella mente dei suoi cittadini comuni.

Come ha scritto George Steiner: “L’Europa è i suoi caffé, quelli che i francesi chiamano cafés. Dal locale di Lisbona amato da Fernando Pessoa ai cafés di Odessa frequentati dai gangsters di Isaac Babel. Dai caffè di Copenhagen, quelli di fronte ai quali passava Kierkegaard nel suo meditabondo girovagare fino a quelli di Palermo. (…) Basta disegnare una mappa dei caffè, ed ecco gli indicatori essenziali dell’ idea di Europa.”

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Questa immagine è meravigliosa, ma è ancora letteraria e dorata. Noi vogliamo scendere ancora più giù, e dire che l’Europa è nella mente di tutti noi, ed ha il suono delle canzoni dei Beatles e dei Rolling Stones, la musica dei Pink Floyd e dei Led Zeppelin, ancor prima di Mozart e Beethoven. Le immagini di Kubrick ed Herzog e Fellini e Wenders.  Sono questi i tratti che uniscono un giovane di Stoccarda a uno di Siviglia o di Czestochowa: sono questi i nomi che tutti conoscono, che creano il reticolo di un’estetica (e dunque di un’immaginario collettivo corroborato dallo stile) che li rende vicini, armonici, desiderosi di incontrarsi e comunicare.

§5.  Una nuova tessitura cosmopolita

Da questi richiami emerge l’idea di una nuova tessitura possibile per far nascere una nuova generazione intertwined, capace di comprendere l’interdipendenza delle relazioni e intessere l’infrastruttura di una formazione politica e culturale orientata sul modello della Giovine Europa, per accendere focolai di pensiero e relazioni intellettuali transnazionali di una nuova generazione cosmopolita, attenta ai temi dei diritti umani e dell’emancipazione sociale.

 

AGENDA POLITICA

SOCIETAS MAZZINI

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1. Implementare in ogni ordine costituzionale il principio proveniente dal movimento papier pour tous, una cittadinanza globale dotata di un reddito di base incondizionato per ogni persona che vive nel mondo, come parte intangibile del diritto umano fondamentale a vivere. Politiche di controllo delle nascite sono necessarie come parte della intangibilità individuale. L’aborto deve essere considerata l’ultima risorsa, da evitare in ogni modo con tutte le forme di prevenzione.
2. L’insegnamento deve essere obbligatorio, pubblico e senza costi per ogni giovani sotto i 18 anni. Le scuole devono essere sempre collegate sia alle opere teoriche e artistiche che a quelle concrete.  I programmi dovrebbero essere inclusive di queste tre sezioni, cui si dovrà aggiungere un punto di vista linguistico, con almeno due lingue oltre quella madre. Tutti i giovani devono essere introdotti ad ogni tipologia di lavoro, lasciandoli liberi di adattarsi alle loro preferenze secondo l’esperienza.
3. Le persone che sono in grado e in età per lavorare devono essere incluse nel lavoro in base al loro curriculum e sempre con una paga decente, idonea ad una vita dignitosa. La libertà imprenditoriale del settore privato deve essere garantita insieme ad una gestione accorta, saggia ed efficiente nell’utilizzo degli investimenti pubblici. La riscossione delle imposte deve essere riformata e semplificata radicalmente, abbassando i prezzi e il numero di tutte le tasse, per avere certezza ed equità per ogni persona dei pagamenti, in ragione proporzionale ai redditi di ognuno.
4. La legge naturale, i requisiti che sorgono semplicemente dalla coscienza sono così perfetti come contenuti nei Dieci Comandamenti di Mosè, per escludere la pena di morte. Per chi ha sbagliato, pene detentive devono essere appropriate alla riabilitazione della persona svolgendo lavori umili, utili alla società. L’isolamento e le sanzioni più restrittive devono avere durata limitata ed essere giustificati da gravi ragioni di sicurezza.
5. Territorio, paesaggio e ambiente sono le basi del lavoro. Devono essere sostenibili e orientati alle energie rinnovabili. Se la proprietà individuale è necessaria per dare garanzia di libertà personale mediante la privacy individuale (diritto di vivere, diritto di abitare, diritto di conoscere), una visione diversa deve essere data alla proprietà dei mezzi di produzione, in particolare per quanto riguarda le fonti primarie di beni di importanza capitale come l’acqua e l’energia, che devono essere posti sotto il controllo di un’autorità transnazionale.
6. Le religioni devono essere adottate o no in base al libero arbitrio di ogni persona. Né lo stato né la scuola devono occuparsi direttamente di questo tema, limitando la loro attività per garantire la libertà di ogni singola scelta, garantita per ogni tipo di culto che non interferisca negativamente con la libertà civile. La violenza non è ammessa in ogni caso e gli insegnamenti Mahatma Gandhi di Ahimsa (non-violenza) e Advaita (non-dualità) sono parte della nostra idea di spiritualità.
7. Libertà di parola è fondamento della democrazia e deve essere praticata senza alcun limite se non il rispetto dei diritti individuali e delle credenze religiose. Un comitato transnazionale e inter-religioso deve essere costituito con l’obiettivo di creare un grande commentario al diritto naturale della coscienza.
8. La salute è un diritto per ogni persona, e lo stato deve fare tutto il possibile per garantire la possibilità per ogni persona di vivere nella situazione giusta e di ricevere cure, se necessario. I farmaci devono essere legali per interrompere l’anello che il proibizionismo crea con la criminalità. I farmaci devono essere posti sotto il controllo di un’autorità pubblica transnazionale.
9. Comunità per le persone di età avanzata dovrebbero essere create da ogni gruppo religioso, anche con l’obiettivo di insegnare alle persone di giorno in giorno le parole delle Sacre Scritture, come strumento per coltivare la spiritualità. Le dottrine esoteriche non devono restare occulte e per tutti deve essere possibile accedere alla via iniziatica, che dovrebbe costituire intersezione per la comprensione inter-culturale e inter-generazionale.
10. L’eutanasia è garantita come modo dignitoso di uscire dalla vita.  Essa va distinta dal suicidio, individuando il momento in cui una persona cessa di essere una persona e diventa esclusivamente vita vegetativa. Poiché questa distinzione può fondarsi su soluzioni logiche dimostrali e non su dogmi spirituali, per l’individuazione del momento si potranno individuare tre momenti collegati a tre diverse ipotesi scientifiche, tra cui un referendum può scegliere quello definito, ovvero lasciando la definizione della soglia al congiunto più vicino.

 

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Dato nel tempo tra l’Eclisse Solare e l’Equinozio di Primavera dell’anno 5775.

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La vita è sacra.

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Possano queste parole e atti portare luce come l’alba, e questa luce sia consacrata alla completa liberazione, all’ illuminazione suprema di tutti gli esseri, portando sollievo a chi soffre e gioia per tutti, ovunque, in ogni luogo dello spazio e del tempo, sia ciò che deve essere.

Accendere focolai di libertà

Economia politica, cioè lotta per la ricchezza

Non va dimenticato che, tra le scienze sociali, l’economia non esiste di per sé, separata, ma si qualifica sempre, dalle sue origini, come economia politica: questo era il termine originale usato per studiare la produzione e il commercio, e le loro relazioni con il diritto, personalizzati, e il governo con la distribuzione del reddito e della ricchezza. Il significato di questa affermazione è che non è una scienza economica come fisico, ma sempre tiene all’interno di un elemento politico, che è dato dalla scelta fatta da qualcuno che ha ottenuto il potere di farlo. Pertanto, economia è la scienza di chi governa.

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Se guardiamo quel che è accaduto negli ultimi 30 anni dal punto di vista economico, possiamo accorgerci dello sforzo che il sistema della propaganda ha svolto per convincere l’opinione pubblica che il modello keynesiano è sbagliato, perché produce deficit e pressioni inflazionistiche. Attraverso queste affermazioni, la cosiddetta “scala mobile prezzi-salari ” è stata eliminata, inaugurando il primo passo del processo di smantellamento dei diritti dei lavoratori e del welfare dei cittadini, così faticosamente e dolorosamente edificati nel corso del XX secolo da parte di chi credeva, come ancora crediamo, che l’unica cosa che conti veramente in questa esperienza transeunte che è la vita sulla terra, non è certamente arricchirsi, ma qualcos’altro, che contiene in sé la giusta energia per il sostentamento di una vita piena e degna di essere vissuta.

Accedere alla Vita Spirituale

Anni fa le informazioni erano segrete ed accessibili soltanto a pochi. Oggi, nel tempo di internet, le cose sono davvero cambiate; tuttavia il complesso militare-industriale continua a lavorare per tenere sotto controllo le informazioni importanti, e lo fa in diversi modi. Il primo livello è quello di rendere indistinguibile la buona informazione dalla propaganda. Nel nostro tempo, i liberi pensatori si manifestano come bloggers e trovano in Wikipedia terreno comune per ottenere informazioni non incluse dai media mainstream o trattate in altro modo. Per esempio, nell’attuale parorama economico l’ “isteria da debito” e il “rigore dei conti pubblici” sono raccontati dai media in modo manipolativo e fraudolento, nell’interesse di carriere personali generati da asserviti a potentati privati ​​oligarchici.

Per riavviare il processo di difesa dei diritti dei cittadini, secondo il Movimento Roosevelt, il primo passo è quello di rigenerare e promuovere la sovranità popolare in modo sostanziale e non solo formale, riaffermando a tutti i livelli delle istituzioni pubbliche – locali, regionali, nazionali, e sovranazionali – la grandi azioni ideali e concrete suggerite dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che l’ONU ha approvato il 10 dicembre 1948, il punto di partenza per la sconfitta di ogni tesi neoaristocratica e/o neoliberista, e i fautori di un processo di globalizzazione antidemocratico.

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Globalizzazione dei Diritti e Cittadinanza Cosmopolita

La globalizzazione dev’essere un processo di allargamento dei diritti di tutti gli esseri umani, un orientamento transnazionale e cosmopolita.  Ognuno di noi deve sentirsi parte di questo processo di evoluzione spirituale dell’umanità, ognuno deve produrre azioni e attività per ottenere questo risultato, l’unico che conti davvero in questa nostra transitoria presenza su questo pianeta, su questa remota sfera della vita spirituale.

MR

FONDAZIONE M è parte del percorso avviato dal MOVIMENTO ROOSEVELT ed intende contribuire ad accendere focolai di pensiero in tutta Italia e in tutta Europa, ovunque sia possibile alimentare un pensiero di libertà e di emancipazione dall’oppressione.  Queste parole sono rivolte a Sorelle e Fratelli che, da qualsiasi parte del mondo, vogliano farsi partecipi di questo percorso ideale e universale con azioni concrete, costruite personalmente.

 

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Le parole rubate

Le parole rubate

Lavorando sulla manipolazione della stampa, la propaganda ha progressivamente cambiato il significato delle parole simboliche della contestazione, come “democrazia”, ​​”libertà”, “intellettuali”, “anarchia”, “ideologia”, “illuminazione”, ribaltandole nel loro contrario.

Esattamente il modo di lavorare della neo-lingua descritta da Orwell, resa concreta ed efficace da parte della restaurazione oscurantista venuta allo scoperto nel 1975 con il documento della Commissione Trilaterale “The Crisis of Democracy1“, ​​un manifesto programmatico che ha elaborato una propaganda tagliente e pervasiva.

In questo testo, la crisi economica viene trasformata nell’opportunità di realizzare un disegno politico oscurantista, aristocratico e liberticida, utilizzato per trasferire ricchezza dal ceto medio a una ristretta cerchia di poteri che stanno tuttora attivamente operando per distruggere i nostri diritti.

Per reagire a questa formidabile ondata reazionaria, è necessario attivare una nuova coscienza sociale, radicata sul territorio ma non conchiusa in esso, con capacità di tessitura nazionale e transnazionale, facilitata da una strategia consapevole nell’utilizzo dei social media, definendo e consolidando cellule di resistenza per combattere con la forza delle idee e delle azioni per il fine reintegrare l’Europa nella sua funzione di spazio di libertà, avamposto di civiltà e di progresso materiale e spirituale per tutti.

1 The Crisis of Democracy: On the Governability of Democracies was a 1975 report written by Michel Crozier, Samuel P. Huntington, and Joji Watanuki for the Trilateral Commission. In the same year, it was republished as a book by the New York University Press (ISBN 978-0814713655).

Democrazia

Invece di essere un valore, secondo il documento “The Crisis of Democracy” elaborato dalla Commissione Trilaterale (che poi sarebbe stato tradotto in Italia in “Piano di rinascita democratica” per divenire il piano d’azione conosciuto in Italia sotto la definizione Propaganda 2), il termine “democrazia” sarebbe divenuto negli anni ’60 la formula per nascondere un eccesso che ha prodotto, produce e non può produrre altro che ingovernabilità. .

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Il documento, di chiara e superba ispirazione neoliberista, gioca abilmente con motivi suggeriti come prove, indicando il sovraccarico del sistema decisionale, il peso burocratico dell’amministrazione nazionale e locale, il sistema pubblico costantemente accusato come causa di malgoverno dei Paesi occidentali.  Il fine nascosto è quello di rendere privati i profitti pubblici, e mantenere pubbliche le perdite, aggiungendo alle inefficienze del sistema pubblico gli sprechi e gli eccessi del privato. Sapendo che le persone sono sempre insoddisfatte di qualsiasi governo, gli autori del documento hanno applicato una politica simile a ciò che accade nel celebre dramma Ubu Roi dove, all’inizio della commedia, si vede un gran numero di persone rotolarsi sulla scena, piangendo e lamentandosi. Quando il re entra, chiede al suo maggiordomo perché lo fanno, e la risposta è: “Sono liberi, e vogliono catene”. Naturalmente, negli anni sessanta le persone non erano veramente libere.  Al contrario, stavano inconsciamente riscattandosi da secoli di dominazione, ma erano in quel momento in una condizione che permetteva loro di trovarsi in posizione di relativa forza per combattere e ottenere maggiori diritti ed emancipazione. Esattamente quello che la Commissione Trilaterale stava cercando di mettere sotto controllo e reprimere. Passando dall’analisi delle cause a quella degli effetti, il documento, invece di apprezzare il pluralismo democratico, descrive le persone come fossero in una situazione di irresponsabilità civica, in un sistema di “democrazia anomica” che produce “consenso senza scopi”.  Infine, questo approccio pseudo-scientifico va dritto al suo obiettivo che descrive il processo di decostruzione, disaggregando gli interessi e de-legittimando i governi pubblici, indicando le loro inefficienze come ragioni per spingere per la privatizzazione.

Libertà

La propaganda restauratrice ha usato diversamente questo termine in due principali fasi.  In un primo momento, di attacco radicale, la libertà è stata descritta in modo deformante, facendone un nome intollerabile, un sinonimo di anarchia, individuando in questa la principale causa della degenerazione dei giovani capelloni, portatori di “irresponsabilità civica”. L’ establishment (quello che abbiamo definito sopra “il complesso militare-industriale”), ha completato la sua vendetta durante gli anni ’80, manipolando lo star-system, mescolando gli alfieri della contestazione con di simulacri di protesta creati dallo show-business e privi di contenuti reali. La propaganda ha orientato poi il progressivo spostamento del campo semantico della parola “libertà” da un valore spirituale, risorgimentale e romantico, degradando verso il materialistico e dozzinale “diritto di acquistare ciò che vuoi”, creando le basi di una post-ideologia di massa che ha legittimato le politiche del neo-liberismo “dirette ad aumentare i consumi attraverso il debito privato”, ottenendo più controllo  sociale. Perché il risparmio è ricchezza che libera; il consumo produce debito che imprigiona.

Intellettuale

In neolingua, intellettuale è sostanzialmente un opinionista che, avendo in qualsiasi modo guadagnato la notorietà, ha facoltà di essere ospite nei salotti televisivi e per questo riesce a fare sentire la sua voce, che ripete il verbo della propaganda dell’establishment.  Se poi l’intellettuale ha qualche talento, avrà un suo peculiare brio, una verve stilistica che lo farà apparire originale e, perciò, tanto più efficace nella sua attività di manipolazione.  Questo compiaciuto e compiacente significato da salotti borghesi,  purtroppo, ha pressoché neutralizzato ogni elemento di riscatto sociale che è invece alla base dell’originaria carica semantica della parola.  Antonio Gramsci identificava nell’intellettuale l’uomo di pensiero chiamato – soprattutto attraverso il suo contenuto sul piano dei simboli (e specialmente, della scrittura – a tessere relazioni tra individui per implementare le azioni programmate.

Anarchia

Questo termine è stato fatto divenire il capro espiatorio di ogni male, l’accusa ricorsiva per ogni azione di protesta. Senza alcun riguardo per le radici storiche della parola, legate alle azioni volte alla necessità di fermare e sovvertire regimi oppressivi, e mantenendo la completa ignoranza del lato filosofico del termine per superimposizione di significati postmoderni dequalificanti o, al limite, riconducibili a subculture ghettizzate. Nel suo significato nobile, anarchia vuol dire “assenza di comando esterno” e si collega ad una concezione in cui ogni persona è superiorem non recognoscens, il che significa che la responsabilità personale permette ad ogni individuo di non dover tollerare che qualcun altro possa decidere su di lui. Utilizzando strumentalmente la dipendenza storica del termine dalle lotte insurrezionistiche risorgimentali contro gli oppressori, questa parola è stata dipinta esclusivamente come qualcosa per persone esaltate e armate, diventando l’accusa perfetta per trasferire le responsabilità di attacchi e azioni di disturbo svolte durante le pacifiche manifestazioni di protesta degli anni ’60 e ’70. Questo modo di reagire dell’ establishment non è altro che un’applicazione della strategia della tensione realizzata mediante infiltrazioni di gruppi pagati dai servizi segreti (cosiddetta intelligence) per mettere le manifestazioni di protesta sotto lo scacco del terrore. Per essere chiari, la pratica non è nuova, essendo la stessa vecchia storia fin dai tempi Sacco e Vanzetti, un modello che è stato risposto centinaia di volte dall’epoca della Rivoluzione Francese (in cui, come molti storici riconoscono , il “terrore” fu parte della vendetta aristocratica e della strategia della restaurazione).

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Nel mondo contemporaneo questo ruolo è giocato, sul piano interno, da movimenti di estrema destra, che sono la principale forza trainante per le azioni violente e le manifestazioni di forza brutale come il black bloc. A livello internazionale, questo ruolo è svolto dal simulacro dello pseudo-Islam, una creatura dei servizi segreti, costruita per rappresentare lo spauracchio di un nemico.  Questa affermazione si regge su un documento recentemente pubblicato da Edward Snowden, il noto ex componente della USA National Security Agency, dove c’è la prova che Abu Bakr al-Baghdadi, il capo dell’ ISIS, il sedicente Stato islamico che, in questa luce, non è che una costruzione artificiale dell’intelligence e che serve a giustificare azioni di guerra che le élites occidentali utilizzano per controllare i pozzi di petrolio.

Ideologia

L’ideologia è, fin dalla sua origine, un termine che non amo troppo, essendo nient’altro che una versione semplificata e banalizzata del potere della ragione, che è il potere, per ogni individuo, per capire che cosa è meglio per lui (lei). La comprensione che le masse dovevano essere educate, informate, produsse nel corso del XIX secolo, la nuova idea che ogni individuo è tenuto a scegliere il lato politico. Secondo alcuni pensatori, questa è stata sin da principio una riduzione intollerabile.  In particolare, la scelta tra una destra militare e magica a difesa del capitalismo contrapposto a un socialismo marxista materialista, ha costituito già in sé la sconfitta della Ragione.  Proprio il cosmopolita Mazzini, nell’epoca in cui ciò stava prendendo forma, si accorse che il materialismo rischiava di divenire un limite gravissimo all’emancipazione dei popoli.  Nel suo articolo del 1835 Fede e Avvenire, scriveva: “I grandi pensieri creano i grandi popoli.  Sia la nostra vita il riassunto d’un solo grande pensiero organico.  Ampliate l’orizzonte dei popoli.  Liberate la loro coscienza dal materialismo che li opprime.” Uomo di grandi passioni, Mazzini ebbe grandi delusioni.  Tra queste indubbiamente il fatto che lo spirito dei tempi consegnò lo spiritualismo magico alla destra militare e l’emancipazionismo al materialismo marxista.   Da questa tragedia del pensiero deriva la moderna ipotizzata (e falsa) incompatibilità tra pensiero irrazionale e spirituale con l’idea progressista. Da queste origini si è prodotto il misero scenario psicologico del XX secolo, risolto nella falsa immagine del capitalismo contrastato dal comunismo, che è stato il vuoto logico colmato dalle ideologie fino alla fine della guerra fredda. Dopo il crollo del muro di Berlino, l’ideologia è stata dipinta dalle potenze egemoniche come qualcosa del passato, un modo arcaico di pensare, obsoleto e anacronistico. Al suo posto è stata costruita la mezza idea del post-modernismo, il cui fondamento è l’idea che sia impossibile capire quali sono le cause di ciò che sta accadendo, esemplificata dalla famosa frase di Lorenz in base alla quale il battito delle ali di una farfalla può generare, attraverso fenomeni intermedi, un ciclone in un’altra parte del pianeta. In questo modo, l’ establishment ci ha portato a dimetterci, a smettere di pensare a noi stessi come persone che lottano per i propri diritti, per riconfigurare la nostra identità nella prospettiva più stretta e angusta di consumatori che lottano per avere una manciata di soldi in più per comprare macchine e abiti costosi, e disposti a fare qualsiasi cosa per questo miserabile risultato.

Illuminismo

Parola su cui si è costruito un formidabile inganno della neo-lingua che cambia un significato nel suo opposto, il termine illuminismo da azione politica e sociale per portare a tutti la luce della ragione è stato trasformato qualcosa riservato al privilegio esclusivo di alcuni tra i predestinati al comando del mondo. La promessa fantastica che l’illuminazione sarebbe divenuta qualcosa di aperto a tutti, ad ogni persona in grado di partecipare a un livello di autocoscienza idoneo a consentire di entrare in contatto con l’interno, intimo sé superiore.  Ecco l’idea rivoluzionaria: che ogni essere umano, se si stabiliscono le giuste condizioni, sarà in grado di accedere e comprendere il cammino spirituale della vita. Da questa concezione è emerso il movimento di apertura delle dottrine segrete di iniziazione ad un numero crescente di persone (i rituali delle società segrete, un tempo riservate esclusivamente all’aristocrazia, cominciarono a essere pubblicati e conoscibili a tutti): tutte queste promesse vennero negate, rigenerando il modello medievale, oscurantista, chiuso, sigillato. La parola “Illuminismo”, il cui originale significato in filosofia è il potere per ogni individuo di essere guidato dalla ragione alla comprensione della legge naturale (qualcosa di estremamente vicino al nome del Buddha, il “risvegliato” per la vita reale), è stata trasformata in una parola che indica il numero chiuso delle élites che hanno ricevuto il diritto di comandare sull’intera umanità. In termini moderni, il risveglio dell’illuminazione invocato dalla letteratura beat è stato smontato dal sistema dei mass-media operandone la sostituzione con il pop, una nuova definizione il cui significato è privo di qualsiasi senso di protesta e vale solo per l’identificazione di una sottocultura, che riconosce e accetta di esser posta sotto il livello egemonico della “cultura superiore” (da preservare, senza contaminazioni popolari, nei templi riservati delle orchestre sinfoniche) e riempiendo questa “subcultura dei ragazzi” con rifiuti e “idoli di plastica” esaltati dai media, la cui propaganda ne suggerisce l’idolatria, generando nuovi modelli di tendenza opposti al folk, alla psichedelia e al progressive, affermando lo stile anni ’70 e ’80, discomusic e videomusic elettronica, frutti del vento reazionario che ha spinto via i giovani dalle piazze e dagli spazi pubblici nelle città, chiudendoli in quegli stupidi templi chiamati discoteche. Questo processo non deriva affatto dall’evoluzione spontanea dello stile, ma è il portato di qualcosa che è stato programmato per ottenere quel che viene definito “soft control”, manipolando la stampa e quindi l’opinione pubblica allo scopo di smontare la protesta degli studenti e ogni movimento della coscienza; infine, per smantellare il sistema economico degli investimenti pubblici; per smantellare lo stato sociale. La Contestazione è stata distrutta sia sul livello simbolico che al livello concreto. Sul primo versante, la letteratura beat è stata declassata come subcultura giovanile; lo stesso è stato fatto per la musica psichedelica, che aveva osato tentare il livello sinfonico: i critici hanno ridicolizzato le migliori band di rock progressivo mettendole sullo stesso piano del punk fatto da ragazzi che spesso non erano nemmeno in grado di ripetere due volte lo stesso riff. Non importa se alcuni di loro sono sopravvissuti con la loro arte: sono stati comunque costretti a cambiare, ad adattarsi o a rimanere voce autorevole ma isolata, non importa quanto celebre.

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La scena mainstream già nella metà degli anni ’70 era passata dalla musica engagé d’impegno politico – dall’annuncio che i tempi stanno cambiando – verso uno stile just glamour. Musica elettronica, discoteche, moda, sesso, movida, droghe illegali: il sistema perfetto per togliere i giovani dall’impegno e dalla coscienza sociale e portarli via, lontano dalla lotta per i diritti e dai contenuti nobili della politica. Questa è stata la fine del sogno del dopoguerra. Così i mass-media hanno cambiato tutte le parole significative della protesta in nuovi non-significati, gonfiati e corrotti dalla propaganda.

. vedi articolo precedente

    vedi articolo successivo: ACCENDERE FOCOLAI DI LIBERTÀ

Idee Progressiste in Movimento Roosevelt

Qualcosa di nuovo si muove in Italia. Sotto il nome di “Movimento Roosevelt“, nuove idee circolano per contrastare e combattere le scelte oscurantiste volute dai leaders dell’economia contemporanea, che hanno condotto ad una ri-distribuzione della ricchezza, producendo una nuova aristocrazia che regna sulla moltitudine, distruggendo la classe media e le libertà liberali, utilizzando la propaganda per farci credere di essere liberi mentre sotto i nostri occhi stanno smantellando i nostri diritti, le nostre possibilità economiche, il nostro futuro.

MRMovimento Roosevelt legge l’involuzione degli ultimi 40 anni della società come qualcosa che non è l’evoluzione casuale dell’economia, ma, invece, è la direzione scelta, voluta dalle élites conservatrici che hanno deciso di cambiare il modello economico, attaccando i diritti che i cittadini europei ed americani hanno avuto dopo la seconda guerra mondiale, con la costruzione del modello della grande società inclusiva e democratica, fondamento del New Deal.
Tutta la storia contemporanea è segnata dalla differenza tra il lato emancipazionista del pensiero liberale – con la sua attenzione per i diritti di parola, di religione, la libertà dai bisogni e dalla paura (un processo iniziato con la “Gloriosa Rivoluzione” del 1688 guidata da Oliver Cromwell, evolutasi con la visione di un capitalismo sociale attraverso la Fabian Society e trovando nel secolo scorso la sintesi eccellente delle “quattro libertà” di Roosevelt) – e quello conservatore, reazionario e oscurantista (che può essere identificato con i moti reazionari giacobiti, e con i loro eredi, le forze cosiddette “antiche e tradizionaliste” che nel secolo scorso e fino ad ora, hanno segnato la strategia dei neo-conservatori con il monetarismo finanziario pseudo-liberale, il migliore alleato dei poteri del military-industrial-complex (una definizione che si può trovare su Encyclopedia Britannica, che permette di comprenderne la consistenza di realtà).

Da questo punto di vista, la sezione italiana Movimento Roosevelt prendere posizione per lottare contro le politiche di austerità essendo questi non qualcosa che ci serve per, ma qualcosa che, sotto la propaganda di modernizzazione e di riduzione del debito pubblico, che è stato creato con lo scopo concreto di smantellare i diritti dei cittadini, in nome di una diversa redistribuzione della ricchezza a vantaggio esclusivo dei pochi anelli elitarie.

SOCIETASMAZZINILOGO1Per quanto riguarda SOCIETAS MAZZINI, abbiamo preso parte alla conferenza inaugurale del Movimento Roosevelt a Perugia (21 marzo 2015) trovando aperture importanti per cooperare in modo coerente con lo spirito di Giuseppe Mazzini: un accendere fuochi in tutta Italia e in tutta Europa (includendo le nostre attuali basi), con l’obiettivo di contrastare l’attuale configurazione elitaria e aristocratica che sta distruggendo le libertà dei cittadini, riportando al nostro tempo le idee di emancipazione e di progresso sociale che esprimono gli aspetti concreti dell’orizzonte spirituale della vita.

Come affermato nel nostro saggio “L’insorgere delle personalità cosmopolite“, la concezione della vita come possibilità di crescita e sviluppo per tutti è stata il prodotto della rivoluzione industriale con cui, alla fine del XIX secolo, è apparsa la promessa che le macchine avrebbero liberato le persone dal lavoro duro per condurli all’evoluzione materiale, psicologica e spirituale delle umane sorti e progressive. Da questa promessa sorsero i movimenti di emancipazione, ma presto la loro strada fu sbarrata da due tremende guerre.

L’orrore generato da queste esperienze terribili guidò la comunità internazionale a dare spazio a quelle posizioni politiche che hanno trionfato con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (UDHR) del 1948, frutto maturo della visione politica del New Deal di Roosevelt, economicamente fondata sul modello del  moltiplicatore keynesiano attraverso la spesa pubblica e concretamente applicato con il piano Marshall per la ricostruzione europea.

Questo modello diede luogo a sviluppo e ricchezza e crescita della produzione industriale per tutto il tempo dei “Trenta gloriosi“, i 30 anni che vanno dal 1945 al 1975, quando le politiche del New Deal furono applicate in tutto il mondo occidentale e l’economia keynesiana davvero generò quell’effetto moltiplicatore del denaro impiegato con il piano Marshall.

Insieme al progressivo consolidamento del sistema di diritti e assicurazioni per i cittadini denominato Welfare State, la crescita economica ha permesso di generare una nuova lotta per la gente che ha reclamato più diritti, con idee e atteggiamenti provenienti dalla musica e dalla letteratura che chiamiamo “Beat “.  Abbiamo preso ispirazione dalle “retrospettive attive”, acquisite attraverso il lavoro di fonti importanti nel panorama attuale degli studi letterari e sociologici che emergono da alcuni ambienti come l’ European Beat Studies Network.

Qui si potrà inoltre ritrovare uno speciale legame connettivo, perché l’EBSN nasce nella sfera del Centro Studi Roosevelt, segno di un attitudine, di una concezione della storia umana e delle relazioni come orientate al progresso e all’emancipazione della coscienza. L’eredità Roosevelt propone un modo stimolante per capire la storia e la cultura degli Stati Uniti e il suo significato per l’Europa, realizzando questo obiettivo attraverso programmi di ricerca e condividendo i risultati attraverso canali accademici e pubblici, stimolando ulteriori indagini attraverso lezioni e conferenze, con una forte rete accademica internazionale per avanzare ulteriormente in questa missione.  L’RSC ha sede presso un’Abbazia del XII secolo in Middelburg, Paesi Bassi. Il Centro Studi Roosevelt prende nome da tre famosi americani i cui antenati sono emigrati nel XVII secolo da Zeeland (la regione olandese dove giace Middelburg) a New York: il presidente Theodore Roosevelt (1858-1919), il presidente Franklin D. Roosevelt (1882-1945) e Eleanor Roosevelt (1884-1962).

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Partendo dal new deal e dalle quattro libertà di Roosevelt, il progressivo consolidamento del Welfare State, il sistema dei diritti e delle assicurazioni sociali per i cittadini, insieme alla crescita economica, tutto questo ha permesso di generare nuove lotte, e la gente ha combattuto democraticamente per attribuire più diritti ai cittadini, in un fermento di nuove idee e atteggiamenti provenienti dall’emergere di queste istanze mediante la musica e la letteratura che chiamiamo Beat.  Prendendo posizione contro la guerra, i principali protagonisti del nuovo rock e della psichedelia, con JF Kennedy come presidente degli Stati Uniti, Giovanni XXIII papa modernista e ML King come profeta del diritto universale dei popoli, il movimento Beat sembrava inarrestabile. Ma nel 1968, con gli assassini di JFK e di MLK, i sogni si infransero.

Dopo questi delitti, la propaganda ha incessantemente lavorato per generare oblio nella coscienza collettiva, manipolando le informazioni e trasformando il crescente intelletto sociale in una massa passiva, sotto l’influenza de-costruttiva del sistema dei media. Questi crimini non sono mai stati risolti, con indagini e processi spesso ridicoli. L’ intelligence al soldo del capitalismo sapeva che, per ricomporre il controllo sul popolo, la prima cosa da fare era mettere sotto controllo la musica e la cultura popolare. Con questa consapevole intenzione, l’establishment ha progressivamente comprato tutti i principali diritti d’autore.

Lavorando sul controllo della stampa, la propaganda ha progressivamente cambiato il significato delle parole simboliche della contestazione, come “democrazia”, ​​”libertà”, “anarchia”, “ideologia”, “illuminazione”, ribaltandone nel loro contrario, che è esattamente il modo di lavorare della neo-lingua descritta da Orwell e resa concreta ed efficace da parte della restaurazione oscurantista venuta fuori nel 1975 con il documento della Commissione Trilaterale “La crisi della democrazia“, ​​un manifesto programmatico che ha elaborato una propaganda tagliente e pervasiva e che è all’origine della crisi che un disegno politico oscurantista e aristocratico ha utilizzato per trasferire ricchezza dal ceto medio a una ristretta cerchia di ricchissimi che stanno distruggendo i nostri diritti e che è necessario combattere con la forza delle idee e delle azioni per un’Europa più giusta, che sia terra di civiltà e di progresso materiale e spirituale.

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leggi il seguito di questo articolo: LE PAROLE RUBATE

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