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Motta S. Anastasia, 16 Dicembre 2017. Importante iniziativa sul dialogo inter-religioso organizzata dall’Associazione Culturale As-Salam, con il patrocinio del Comune di Motta S. Anastasia e interventi qualificati, a partire dalla presenza istituzionale degli assessori comunali Giovanna Alecci, Tommaso Di Stefano, nello Di Mauro e con l’apporto dei consiglieri Daniela Greco e Danilo Festa e l’intervento della senatrice nazionale Ornella Bertorotta.

Davide Suleyman Amore, organizzatore dell’evento, ha presentato l’Associazione As-Salam, dando quindi parola ai relatori della prima sessione, dedicata al progetto di costruzione di un’ intesa costituzionalmente rilevante con lo stato italiano, di cui è stato spiegato il progettto attraverso le relazioni di Shaykh Ahmad Ali al-Adani, Sabri ben Rommane, Hamza Roberto Piccardo.

Ne sono derivati stimoli importanti, che riportano ai grandi temi dell’evoluzione sociale, ricordando che lo Stato medesimo non è una costruzione eterna, bensì una realtà contingente, socialmente costruita (Al-Adani). Questa considerazione, non va intesa come indifferenza alle regole dello stato: al contrario, il documento che il cittadino (carta d’identità) o il residente (permesso di soggiorno) è un accordo da rispettare che non attiene soltanto il rispetto doveroso delle leggi del Paese ospitante ma addirittura è parte integrante dei comandamenti dell’Islam (ben Rommane). L’ultimo intervento di questa sessione (Hamza) ha chiarito che gli scenari ideali – la comunità totale – non devono essere confusi con gli scenari attuali, e che il rispetto delle regole dello Stato non è un esercizio retorico, ma pratica convinta della vita istituzionale nel rispetto delle regole democratiche: e proprio da questo assetto dipende il progetto di intesa con lo stato italiano.

La sessione successiva ha visto l’intervento di Davide Crimi entrare sul tema che il manifesto di oggi propone: il centesimo anno dalla Dichiarazione Balfour, il documento che pose le basi di una «national home» che sarebbe poi divenuta, nel 1948 lo stato nazionale di Israele. Tema non semplice da trattare, che si presta a facili strumentalizzazioni e che oggi è attuale più che mai, con la dichiarazione unilaterale di Israele di Gerusalemme capitale dello stato ebraico. Prima di agganciare il tema,  Crimi ha voluto chiarire le prospettiva, il punto geografico da cui osserviamo: e dunque la Sicilia e il 1492, il momento in cui l’editto dei regnanti spagnoli espulse ebrei e arabi, senza differenza chiamati moriscos. La Sicilia, sotto molti profili, è luogo di inestricabile apparentamento tra arabi ed ebrei, come lo era stata la Spagna Omeyyade di cui, del resto, Federico II aveva preso arte e sapienza. L’analisi profonda ha messo in evidenza come le origini del gran trattato dello Zohar non siano spagnole ma più remote, e precisamente da ritrovare nella Media, a Yathrib, l’antica terra di Ythrò, poi chiamata Medina, città sacra dell’Islam. Dopo aver tracciato questo disegno storico, a questo punto può esser detto che la Dichiarazione della «national home» era rivolta da Lord Balfour ad un altro Lord, dal nome che subito evoca temi della finanza internazionale: Lionel Rothschild. Crimi avverte però che questa lettura non può essere semplicistica e che sarebbe del tutto inadeguato e sbagliato confondere la realtà con stereotipi semplificati. Questo concetto è stato espresso ricordando che il nome Rothschild va legato anche alla liberazione dell’Italia dal dominio austriaco, e della gran fama che conserva ancora a Napoli il luogo che fu l’ospedale pubblico donato con beneficenza alla città partenopea. Detto questo, resta un fatto attuale che non riguarda soltanto i rapporti tra ebrei ed arabi, ma il mondo intero: la necessità di impedire che il capitalismo mostri il suo lato più imperialista e indifferente alla vita umana. Non è un caso che intellettuali di ieri, al momento del 1948, abbiano osservato quanto fosse inopportuno che Israele si costituisse come stato nazionale, dopo tutto quel che il nazionalismo nazifascista aveva fatto contro il mondo ebraico, preferendo la formula del protettorato internazionale. Questo tema, riferito a Gerusalemme, torna in questi giorni con l’appello di Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua per il riconoscimento della Palestina come Stato e per considerare Gerusalemme protettorato internazionale. La storia si ripete. Nelle conclusioni, Crimi ha sostenuto che, dalla prospettiva di osservazione, dalla Sicilia, non è possibile pretendere di influire in modo diretto su questi temi di grande politica internazionale: tuttavia non è da sottovalutare la possibilità di costituire centri di dialogo sostenuti da Enti Locali, Università, Ministeri Nazionali e Autorità Europee per fare della Sicilia un laboratorio di comprensione e di pace secondo la secolare tradizione di dialogo e di mediazione.

Hanno concluso la sessione l’ intervento di Giusy Arena Pilato, centrato sulle similitudini tra le regole alimentari della kasheruth (ebraica) e hallal (islamica). mentre Simone Giacalone ha portato la sua significativa esperienza proveniente dall’associazionismo giovanile delle reti degli scout, con particolari e toccanti testimonianze della vita nella striscia di Gaza.