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Fondazione M

Scandurra: Opere

Un catalogo dei colori e delle forme dell’anima

L'Elzeviro dello Jonio

https://www.amazon.it/dp/1794154949

Finalmente disponibile il catalogo delle opere di Nino Scandurra.

Antonino Scandurra è nato nel 1950 in una viuzza incantevole dell’isola di Ortigia: la via dei Candelai, a lui tanto cara, che dal colle del Tempio di Minerva degrada alla Porta della Marina. Già nelle opere giovanili è evidente un tratto cubista ispirato e imbevuto di spiriti simbolici e metafisici che si manifestano nella concretezza solida, tendenzialmente scultorea, di volumi squadrati e traiettorie rettificate in scenografie di piani prospettici.La pittura di Nino Scandurra può essere definita nel segno del cubismo costruttivista. Ma forse non ha bisogno tanto di definizioni quanto e più voracemente, chiede a gran voce che sia restituita la parola perduta. Ecco così l’approdare alla porta del tempio come uscita dal labirinto (di cui rimangon traccia le vestigia), portato come da un tappeto volante. Il cubismo è quello di prima maniera, pre-analitico e pre-sintetico. L’elemento costruttivista sta nella…

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What about the blues?

All right! In XXI century, finally we had light upon this apparently little truth: that everything modern music has been doing well, it got an exceptional debt with the blues. What we call rock’n’roll is nothing but the most stupid riff (without seventh notes in the deep, but just three simplest accords in sequence) coming from the abyss of the blues. To be real, we should say that the blues is the music, the rythm and feeling of the blacks of America, and that is what we should recognize, if we would be able to be intellectually and humanly honest. Without the black presence, a white man can do nothing else than a folk repertory, talking about the closest shape of these songs of deep human intensity and hope for emancipation and progress of spiritual life. Sometimes some stupid says that the blues is the music of the devil, as it is: because you must study it with the devil, if you want to play a believable blues. But the blues is melted in a culture which is not dualistic, not reduced on the war of good against evil. Blues is consciousness.

PERSONAL BLUES (2)

I’ve been playing my blues with a Gipsy guitar that I use to call “Jinney”, because she lead me somehow somewhere to the home of Jinney the witch in Camden Town, where in the place that once was her home, there’s a locanda named World’s End, and there I wrote the opening song of this collection. After all this attempt to tell you how I (didn’t) learn to play the blues, a black friend appeared and we made together a live exhibition to the Locanda Blues, during the 2018 Spring Equinox. But this is another story. Now we should concentrate our effort in exploring the possibilities of early blues, which is quite percussive. Maybe someone already knows that black people in Southern America invented the banjo when drums were forbidden by the law of white people: so they put a neck over the drum to say: “it’s not a drum, it’s a guitar“. Very soon they took true guitars, becoming the best players. The way I play here the guitar is very primitive, something like the way John Fahey said about the Charley Patton’s mood, but maybe the comparison is light years far away from my capabilities. Notwithstanding, what matters is that every guitar uses to play if you make something with her. And if you have a special feeling with, this is really ok.

Recensione Mazzini Occulto

Recensione di Caterina Luisa De Caro, che con acume si innesta al cuore dei contenuti.

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Blues dall’ultima città in fondo

Intervista a Douglas Ponton, responsabile scientifico della conferenza internazionale sul Blues.

Può il Blues essere un fattore positivo di trasformazione in un momento in cui le città vivono una stagione di forti tensioni, di cambiamenti epocali della composizione sociale organica? Può il Blues considerarsi un elemento di dialogo intergenerazionale e interculturale capace di parlare, con la leggerezza della musica, a tutte le classi sociali? Può il Blues farsi strumento in grado di cogliere i punti unificanti del valore di emancipazione e coscienza collettiva nelle nostre disordinate vite nelle città del nostro tempo? E che dire se questa riflessione viene fatta a partire da una città che vive una stagione di profonda crisi economica, sociale e culturale?

Leggi l’intera intervista su Sicilia Report

blues

Perturbazione del pleroma

di Hermes

Tra  miliardi di pagine scritte e stampate dall’uomo, le certezze vacillano anzi rafforzeremo il concetto, certezze non ve ne sono, accontentiamoci di qualche frammento di verità gettato qui e lì consolandoci con meravigliose espressioni d’arte partorite dopo lunghi travagli o manifestatesi con sfuggevoli fiammate arrivate nel cuore della notte in quella che qualcuno identifica come la “signora dalle ore scure” sua maestà Intuizione, abbiamo dato cosi tante sfumature all’amore da rendergli grazia e sfregiarlo cosi come solo l’uomo sa fare, nel giro di pochi minuti.

A lungo una domanda  ha cercato risposte, quando le domande le conosciamo ,ma son le risposte che mancano, certo è che, se ci rapportiamo a visioni alte, iper-uraniche non confrontandoci nel contempo a quali siano le reali dimensioni del mito, diviene semplicemente improbabile scoprire od accorgersi neanche del caffè che intanto sta uscendo dalla moca distrattamente lasciata sul fuoco e questo non è un invito a rimanere con i piedi per terra, ma semplicemente a quello di guardarci allo specchio perché il mito è li al cospetto e sarà lavoro dell’uomo nella sua singolarità riconoscersi ed evolversi rispetto ai riferimenti che maturando matureranno.

Accetti lo specchio?  da un punto di vista di localizzazione spirituale l’uomo sarebbe il riflesso, del riflesso, del riflesso esposto ad una n-esima potenza di un pre-padre incomprensibile… non spingiamoci oltre, la consapevolezza arriva la dove si arriva a comprendere qual è il vero lavoro da compiere e la sua dimensione nello spazio, il resto (ammesso che si riesca) è conseguenza del lavoro.  Il nostro lavoro sarà solo quello di lucidare gli specchi per permettere ai riflessi diciamo di essere più limpidi ogni speculazione qui appare vana, inconsistente, inutile, qui si opera. la sottile linea del “cosiddetto” male si manifesta con mirabile esperienza proprio perché è manifestazione prima di questo mondo. consideriamo il mito di Sofia e le sue implicazioni.

Sofia la Sapienza, la femmina Sofia.  La sua aspirazione cresce in funzione della distanza, in ultima posizione dimentica del suo posto, vuol comprendere l’infinito e, nella sua passione e nel suo amore si slancia verso il pre-padre incomprensibile, per dissolversi nell’infinità dell’abisso primordiale; se non fosse intervenuto il limite-croce. Lui “la trattiene e la consolida” il ritorno a sé stessa è devastante, ormai ha annusato un posto che non era il suo, arrestata dal limite  la sua intenzione, la sua tendenza, una parte di lei-resta e viene espulsa dal Pleroma.

V’è uno sdoppiamento, un riflesso… Enthimesis, il riflesso diviene realtà autonoma, sostanza pronta a diventare un’entità personale… Sofia la sua prevaricazione, ed il mondo, il nostro mondo venuto fuori, non poteva che essere al di sotto delle sue aspettative, un errore… la tendenza d’un disordine ha una forma, ma non coglie la sostanza. “Sofia non aveva afferrato nulla”.

Sofia conosce il suo posto,  ma il suo desiderio è al di sopra della natura…

 

Temuto come grido, atteso come canto

Gazich

L’ultimo disco di Michele Gazich è stato accolto con eccellenti recensioni nel panorama della cultura musicale italiana. Non c’è altro da aggiungere? A pagina 14

VIA LUCIS

Empedocle nel vortice del caos

L’eclisse, evento che scuote radicalmente la coscienza

Per chi se n’è accorto e per chi non se n’è accorto, l’eclisse di luna del 27 luglio è stato un evento formidabile, che ha portato uno squarcio di verità sulle nostre vite. Quando la verità entra nella vita, è come una lama affilata: taglia, recide, illumina. Espunge ciò che non può rimanere. Su questo, è evidente, nessuno può dare un’interpretazione unica e universale, perché ognuno ha la sua verità e l’evento siderale va declinato secondo la rifrazione della coscienza individuale. Ma se qualcuno si sta chiedendo, in questi giorni successivi, cos’è che lo induce a questa inattesa e nuova profondità di analisi, ecco, l’eclissi ha la sua parte.

Eclissi di Luna totale del 27 Luglio 2018 – manifestazione visibile e interpretazione

In alcun modo possiamo relegare questo evento alla categoria delle illusioni, perché non si tratta di illusioni ma di SEGNI, così com’è scritto nel libro della Genesi (I,14), si tratta di SEGNI che marcano il tempo ordinario e, quando come in questo caso, trattandosi di eventi non ordinari e non ricorrenti in forma ciclica, epoche.

Trattandosi di SEGNI, potremo quindi interpretarli. Nel farlo, il primo punto che viene in rilievo è che questa eclissi, che ha oscurato interamente il disco lunare nel giorno del Plenilunio, ne ha reso rosso il colore e, progredendo verso la massima intensità nell’ora che gli astronomi hanno definito, dalla latitudine e longitudine che ci sono proprie per la Collina di Roma, le 22:22, ponenendola sotto le ali del Cherubino. Chi vuole, potrà calcolarne il Numero.

Il secondo punto da trattare è inerente la congiunzione con Marte, che era visibile in basso a destra rispetto alla Luna, nella massima fase perigea della sua orbita – cioè massimamente vicina alla terra – e spelendente di un rosso fiammeggiante.

Il RUBEUS è da riferire anche alla posizione stagionale del Sole, che si trova in Leone. La prima nota contraddittoria è legata proprio alla posizione di Marte, in congiunzione con la Luna ma in opposizione al Sole.

Riguardo ai N::S::R:: dovremo rilevare inoltre che l’eclissi, per l’effetto di svuotamento della luce solare sulla superficie della Luna, di fatto ha trasformato il Plenilunio in Novilunio, rendendo chiaramente inopportuno operare durante le fasi di svolgimento dell’eclissi. La celebrazione della Luna Piena, quando non scelto di saltarla, avrebbe potuto svolgersi soltanto dopo la reintegrazione della Luce Solare e, per prudenza e moderazione, come dicono i N::S::R::, in forma minore e con attitudine penitenziale. Il canto del Salmo Lev Tahor, cuore dei Sette Salmi da recitare al Novilunio, appare importante per il suo fulcro nodale sulla reintegrazione del cuore.

Oltre all’opposizione di Marte al Sole, è da notare la coincidenza di moti retrogradi (cioè apparentemente in direzione contraria al flusso naturale delle orbite) che accomuna nel cielo di questo giorno ben cinque pianeti: oltre allo stesso Marte, Mercurio, Saturno, Nettuno e Plutone.

Tutto sembra indicare difficoltà epocali che vanno risolte.

L’Adepto non costipi il suo cuore di fronte a questo solenne e terribile spettacolo: tutti gli Erranti torneranno gradualmente al loro corso, da qui a Gennaio 2019. Ecco una tavola sinottica dei moti:

Pianeta Segno Inizio Moto R Fine Moto R
Mercurio Capricorno 26 Luglio 19 Agosto
Venere Scorpione 7 Ottobre 17 Novembre
Marte Aquario 27 Giugno 28 Agosto (Capricorno)
Saturno Capricorno 18 Aprile 8 Settembre
Urano Toro 8 Agosto 7 Gennaio ’19 (Ariete)
Nettuno Pesci 19 Giugno 25 Novembre
Plutone Capricorno 23 Aprile 1 Ottobre

Anche questo non va valutato oltre misura: astra inclinant, sed non necessitant. Né la fenomenologia dei moti retrogradi è evento così raro: sempre nel corso dell’anno si determinano questi transiti. All’Adepto il compito di trasformare queste inclinazioni in energie vitali in risposta al problema dell’oggi che i grandi Arconti trainano. Infine, l’eclissi è finita, la luce è ritornata, tutto si compie per chi lavora con lena e opera con giustizia e intelletto e cuore.

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