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Fondazione M

#MakeAmericastupidagain

SOCIETAS MAZZINI

#MakeAmericastupidagain (as at the time of GW Bush, maybe. Chemical weapons: the same old story.

Libia was quite ok with Qaddafi. After its “liberation” no freedom has join that land. Irak was ok with Saddam; now is a destroyed waste land. Syria was ok with Assad. And Israel shouldn’t have no fear, if its nationalism wouldn’t have rose. La Libia stava bene con Gheddafi e non ha conquistato nessuna libertà. L’Iraq stava bene con Saddam ed oggi è distrutta. La Siria stava bene con Assad. E Israele non aveva da temere, se solo avesse mantenuto gli equilibri.

Amos Oz, Aharon Appelfeld, David Grossman and Etgar Keret. In a possible synthesis of their thought, we should say: are you sure that Israel should have been conceived as a national state, after what nationalism made against Israel itself? Maybe it should have been a better idea to create an…

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SALVEMINI: UN MAZZINI POSITIVISTA?

SOCIETAS MAZZINI

SALVEMINIRecensione a Gaetano Salvemini: il filosofo, lo storico, il politicodi Antonino Di Giovanni

Anche per le sue sembianze, la conformazione del viso, la barba bianca, Salvemini venne talora inteso come un “Mazzini redivivo” e senza dubbio lo fu nella sostanza: anche se i tempi vissuti da Salvemini, i tumultuosi anni della degenerazione autoritaria del giovane stato italiano, avevano attraversato un cambiamento epocale che rendeva alcuni riferimenti inapplicabili. In particolare, l’idealismo era attaccato da destra e da sinistra. Il demone del materialismo storico si era impadronito della sinistra, mentre la destra rivendicava ogni impostazione spiritualista ma divorandola e risputandola in una forma nuova, inusitata e insostenibile.

Per spiegare questo passaggio, Di Giovanni richiama Norberto Bobbio che riporta a sua volta la lettera di Salvemini a Gobetti, in cui lo storico definisce le basi del suo pensiero «Illuminismo, storicismo, marxismo». Conoscendo l’insanabile antinomia tra il gradualismo spiritualista di Mazzini e il…

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Rosa Luxemburg

SOCIETAS MAZZINI

Rosa Luxemburg è stata intellettuale autorevolissima tra quanti, all’inizio del Novecento, hanno tentato di portare gli ideali dell’emancipazione e dei diritti verso la composizione di un inarrestabile movimento internazionale dei lavoratori. Le sue posizioni andrebbero studiate in maggior profondità perché, accanto ad una adesione formale alle concezioni marxiste, vi è nel suo pensiero una componente irriducibile, legata al socialismo pre-marxista e a una concezione che ha risvolti mistici, con radici profonde nella sfera proto-illuministica. Il suo confluire nella Lega Spartachista insieme a Karl Liebknecht è già in sé un indicatore potente per capire non soltanto la ferma posizione non-violenta, anti-interventista e anti-militarista durante la prima guerra mondiale, ma anche l’eco che il nome Spartaco fa risuonare in relazione all’illuminismo politico in Germania, così come lo pseudonimo da lei adottato “Rosa Kruszyńska” ai tempi in cui era direttrice della rivista «Sprawa Robotnicza» (La Causa Operaia: ed è interessante notare che la…

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I fratelli Rosselli

Molte cose si potrebbero dire di loro, tutte sostanzialmente sconosciute al grande pubblico. Eredi legittimi della tradizione mazziniana. Insigni studiosi della traduzione dell’eredità risorgimentale nel nuovo secolo. Araldi dell’intelligenza contro il totalitarismo. Fondatori di giornali (Non Mollare, Giustizia e Libertà, Quarto Stato) all’indomani del delitto Matteotti. Artefici della fuga del socialista Turati dal dilaniante giustizialismo di regime. Questa canzone non pretende certo di sostituirsi alla ricerca storica ma ha il desiderio di contribuire a fare in modo che chi vedrà questo messaggio senta il desiderio di approfondire, di conoscere.

L’immagine, elaborazione di due foto classiche di Carlo (a sinistra di chi guarda) e Nello Rosselli, è tratta da Casa della Cultura (http://www.casadellacultura.it/112/attualita-dei-fratelli-rosselli), invitando alla lettura dell’interessante articolo scritto da Francesco Somaini, presidente del Circolo Carlo Rosselli di Milano.

Il brano qui proposto è stato scritto e interpretato da Davide C. Crimi

L’altro Mazzini

Sono numerose le biografie su Mazzini, ed altrettanto numerose sono quelle che cominciano ammettendo una certa qual ineffabilità del personaggio, sia in politica che in filosofia. Ancor più sfuggente è il critico d’arte e, nascostissimo dalle molteplici vesti, finalmente, l’artista: che è l’immagine pubblica probabilmente più vicina all’uomo. Per verificare se vi sia o no legittimazione nel sostenere che oltre al compassato Mazzini scolastico, imbalsamato nella posa carducciana de “l’uomo che mai non rise”, è sufficiente scorrere l’indice dei nomi delle biografie principali. Fate la prova: all’interno di nessuna di queste troverete i nomi di Helena Petrovna Blavatsky, di John Yarker, di Elifas Levi, di René Guénon che pure ebbero (i primi tre contemporanei, l’ultimo fonte novecentesca), grande rilievo per lo sviluppo del pensiero mazziniano. Questo viaggio di introspezione è il percorso tentato con il MAZZINI OCCULTO, con inquadrature che vanno dalla sfera intima degli affetti privati alla sua centralità nel panorama esoterico dell’Ottocento. Chi vuol esaminare una prospettiva inusuale per avere una lettura molto distante dagli stereotipi – ma non per questo meno fondata e documentata – troverà nella fonte indicata molti spunti e importanti approfondimenti. Tra questi, non secondario il ruolo che la musica, in specie, la canzone accompagnata dalla chitarra, ebbero per la vita sociale di Mazzini, specialmente negli anni dell’esilio in Svizzera e poi in Inghilterra, dov’è legittimo immaginare un uso politico della chitarra. Custodita oggi nella casa-museo di Genova, la chitarra è una “Fabbricatore”, liutaio napoletano molto apprezzato nell’Ottocento. Di testi e spartiti autografi di Mazzini, purtroppo non rimane che “Il canto delle mandriane di Berna”, una nenia che egli adattò come canto di nostalgia per la donna più amata, tormentata dalle difficoltà dell’esilio e che qui si presenta con titolo, tratto dal primo verso del testo “Perduto Fior”.

Un altro brano, che non è possibile attribuire con certezza a Mazzini ma che di certo egli dovette conoscere, è il “Canto dei Carbonari”, altrimenti noto come “La bella che guarda il mare”, allegoria dell’Italia che, prigioniera, vuol liberarsi. Anche qui, l’immagine del donna “con tre colori in testa”, fa pensare proprio alla donna più amata da Mazzini, Giuditta Bellerio, che portò il tricolore durante i giorni della rivoluzione a Reggio Emilio, dove ancora si conserva presso il museo civico come prima bandiera italiana.

DE SIDEREUM

Nell’edizione degli ANNALI, il volume III della rivista DE SIDEREUM conquista una dimensione d’attenzione sulla filosofia spiritualista che si estende all’arte, scoprendola e riscoprendola funzione fondamentale per la “distillazione dell’anima”. Non a caso, l’Alchimia è detta Arte Reale! DE SIDEREUM è aperta a tutti i ricercatori dello spirito. Per info e contatti, scrivere a FondazioneM@gmail.com

DE SIDEREUM

 

I Saloni della Rosa+Croce

Al Guggenheim di Venezia, fino 7 Gennaio 2018.

<a href=”http://ordineesotericomartinista.org/luomo-di-desiderio/anno-iii/luomo-di-desiderio-11-2/”>Un articolo di approfondimento sulla Risvista del N::V::O::</a>

Solstizio d’Inverno

Il Solstizio d’Inverno corrisponde al momento dell’anno in cui il sole ha la più flebile consistenza e la più breve durata del giorno: per questo motivo il Solstizio d’Inverno è sacro a Thanatos, il cui meraviglioso inno chiede al Genio della Morte di concedere che il suo avvento sia quanto il proposito dell’anima sarà compiuto. Di seguito, la traduzione del Taylor:

Hear me, O Death, whose empire unconfin’d,
Extends to mortal tribes of ev’ry kind.
On thee, the portion of our time depends,
Whose absence lengthens life, whose presence ends.
Thy sleep perpetual bursts the vivid folds,
By which the soul, attracting body holds:
Common to all of ev’ry sex and age,
For nought escapes thy all-destructive rage;
Not youth itself thy clemency can gain,
Vig’rous and strong, by thee untimely slain.
In thee, the end of nature’s works is known,
In thee, all judgment is absolv’d alone:
No suppliant arts thy dreadful rage controul,
No vows revoke the purpose of thy soul;
O blessed pow’r regard my ardent pray’r,
And human life to age abundant spare.

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