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Fondazione M

The M Foundation

Filosofia della Musica

Chi qui suona sì non sa di musica, se non quanto gl’insegna il core, o poco più; ma nato in Italia, ove la musica ha patria, e la natura è un concento, e l’armonia s’insinua nell’anima colla prima canzone che le madri cantano alla culla dei figli, egli sente il suo diritto, e suona e risuona senza studio ordinario, ma come il cor gli detta, quelle arie che vengono da lungi e iperuranie che lui sente vere e non avvertite finora, pure urgenti a far sì che la musica e il dramma musicale si levino a nuova vita dal cerchio d’imitazioni ove il genio s’aggira in oggi costretto, inceppato dai maestri e dai trafficatori di note. Costoro s’astengano dall’ascolto e dal commento. Non è per essi. Tutto è qui pei pochi che nell’Arte sentono il mistero, e iniziati intendono.

 (ad.da: G. Mazzini, Filosofia della Musica, 1833)

Utopia, Architettura e Vita

Recensione a «Perché no?» di Fabrizio Caròla

[ES, Napoli 2016, a cura di Dario Catena].

Singolare libro, questo testo di Caròla. Singolare e duplice, perché il volume in realtà racchiude due libri distinti. Il primo è il racconto di un’utopia concreta, raccontata con la leggerezza e la disinvoltura di cui solo un napoletano dop può essere capace. In breve, è il racconto semplice e disarmante di come il mondo dovrebbe funzionare se ognuno fosse responsabile e se chi sta al potere usasse la sua posizione non per tenere la gente nel bisogno e nell’ignoranza, ma per contribuire al progresso e all’evoluzione di ogni singola anima. La forza di questo racconto è nel suo dimostrare come – se solo si usasse un ordinario buon senso – di colpo appaiono stupide tutte le costrizioni e gli obblighi ai quali siamo abituati per routine. Basterebbe solo questo per rendere il libro di Caròla consigliabile: la sua naturale predisposizione a mettere tutto sotto il sole, in chiaro.

Si potrebbe obiettare l’eccesso di semplificazione, o di ottimismo, nel senso che il potere non agisce mai per caso, ma sempre per calcolo: e tenere la gente nell’ignoranza, nel bisogno e nell’oblio di sé non sono frutto di errore, ma di scelta. Anche quando apparentemente la scelta non c’é. Sia o no una ipersemplificazione, la provocazione di Caròla resta comunque interessante, e viene voglia di sapere chi sia mai l’autore di questa utopia. Il secondo libro ospitato in questo volume, un testo biografico, permette di soddisfare questa curiosità e di addentrarsi nelle molte vite di un architetto che ha girato il mondo non per imporre il suo segno ma per capire qual è il segno giusto, scoprendo che non c’è un’architettura giusta per ogni luogo, ma che ogni luogo esige un’architettura diversa. Esattamente il contrario di quanto la cultura occidentale ha fatto, sovraimponendo strutture funzionalmente inadeguate e imprimendo il marchio del colonialismo e dello sfruttamento.

Il libro si manifesta particolarmente interessante per chi vuole avere uno sguardo diverso sul mondo e si dispone a cercare la sua via. Con la sua testimonianza, Caròla ci ricorda che, malgrado tutto, è comunque possibile. E che ne vale la pena.

Mediterraneo, Europa, scenari in mutamento

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Interessante ma, soprattutto, preoccupante. La tavola rotonda dal titolo “Mediterraneo in guerra, crisi dell’Europa” è stata occasione per un dialogo pubblico sicuramente molto stimolante, perché la qualità e il genere di informazioni trattate erano veramente distanti dal chiacchiericcio medio di prassi. Tutto ciò sarebbe avvincente, se non fosse che queste informazioni, oltre ad essere interessanti, sono gravi e preoccupanti.

Con la regia organizzativa dell’infaticabile Mario Forgione, responsabile della Biblioteca della Città Metropolitana, la tavola rotonda si è sviluppata con gli interventi di Federico Cresti e Sara Gentile dell’Università di Catania e di Fabio Mini, ex comandante della Nato in Kosovo, che hanno interloquito e commentato la relazione proposta da Lucio Caracciolo (foto), direttore di Limes, importante rivista di geopolitica in lingua italiana. Leggi il seguito di questo articolo >>

foto: Donato Scuto

L’Albero di Zaffiro

Nelle foto sopra, alcuni momenti della presentazione del libro “L’Albero di Zaffiro” di Annarita Barbagallo. Organizzato nell’ambito delle iniziative del Giorno della Memoria. l’incontro è stato occasione per uno scambio a più voci che ha aperto significative riflessioni sulla tremenda memoria dei terribili eventi delle leggi razziali e della Shoah. Accanto a questi significati civili e politici, stimolante la prospettiva offerta dal libro presentato, che compone una interessante tessitura delle relazioni tra psicoanalisi, ebraismo e natura intima del linguaggio, che ha aperto un serrato dibattito che si è sviluppato in una conversazione tra gli intervenuti. Testo e contesto si sono sviluppati fino a toccare una pluralità composita di temi di cui sarebbe necessario comporre un atlante, spaziando dalla riflessione sulle vicende storiche dell’ebraismo siciliano alla relazione con cristiani e musulmani, toccando temi teologici e metafisici e reintroducendoli nella dimensione della psiche e della relazione tra mente e cuore. Il vero problema è stato consentire a Mauro Agata di Catania Libri, dopo oltre tre ore e mezza di interessanti analisi e animato dibattito, di chiudere. In realtà, anche lui si è trovato molto d’accordo nel dire “ne è valsa la pena”. Per la memoria, per il presente, per il futuro.

[Articolo di Davide C. Crimi, foto di Donato Scuto]

EUROPE DIRECT CATANIA

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Hai mai sentito ardere il tuo cuore?

è il titolo del documentario* contenuto in Verso Damasco, opera di Michele Gazich che è forse la freccia più acuminata per penetrare, almeno in parte, il cuore simbolico della ricerca musicale, poetica ed espressiva dell’artista. Un disco, un documentario e un libretto: una proiezione in altezza, larghezza e profondità. Poesia che non appartiene se non al mondo, che riduce a vuoto di senso ogni affermazione, ogni parola, ogni presunzione di tutto aver capito, tutto aver compreso. L’Angelo ucciso è testimone del nulla di ogni parola vana. Così come dell’urgenza del dire che riguarda il nostro tempo che, come si legge nelle note che appaiono nel libretto (definizione che va intesa nel significato internazionale di: an extended musical work),  è un’era ingrata che «ha segnato l’uccisione del nostro umanesimo e della nostra fede (…) ma il grido dell’Angelo ucciso non si può fermare».

9788890785207_0_0_300_80Si potrebbe finire qui, per segnalare l’importanza di ascoltare questa voce differente e inattesa rispetto al panorama musicale italiano. Restebbero fuori però le ragioni della folgorazione cui il titolo allude. Evitando ogni irragionevole tentativo di didascalica spiegazione, si potranno percorrere invece i sentieri irrazionali del linguaggio elusivo dell’inconscio, il rifrangersi attraverso il registro composito dei poeti evocati; riflettere su un accostamento tra Pasolini ed Ezra Pound che sembrerà ardito agli stolti e a quelli in malafede, ed invece apparirà un sentiero fecondo da percorrere, ripercorrere ed esplorare e che potrebbe d’incanto portarci su un terreno comune alla terzina dantesca ed al misterioso linguaggio dei trobadours.  

Come ha scritto Federico Zampighi in una intelligente e acuta recensione apparsa su Sentireascoltare,  «Verso Damasco non è un disco per tutti. Per apprezzarlo è necessario sospendere il giudizio, accettarne l’imprinting aulico e popolare al tempo stesso». Umile come l’angelo del lavatoio, che improvviso appare nell’opera; elevato come i rimandi a Joseph Roth, a Paul Celan e a Cristina Campo; infine sommitale, come la mistica dello Zohar: ma, lo si è detto al principio; alla fine, ogni didascalia sarebbe un allontanamento dalla verità, dalla richiesta di verità dell’anima che è il motore pulsante di quest’opera che può far infrasentire la diaspora di un antico Israele che si dissocia dal Tempio impuro dei Farisei e prende l’esilio sulla via di Damasco per rifugiarsi nelle cave degli Esseni, per combinarsi e permutarsi con insegnamenti hanif e tasawwuf, sperare e perdersi nello sgomento della Siria del nostro tempo che, oltre ogni speranza accesa e delusa, non vede che distruzione e divisione. Farsi così laica preghiera per una diversa, reciproca, comprensione. Inutile come un fiore.

What thou lovest well shall be not reft from thee / Quello che sai amare non ti sarà strappato: si dovrà ancora chiedere alla coscienza, alla nostra capacità di amare, se la risposta non si vede. Si dovrà risalire al vero scopo: imparare ad amare. Alle tre dimensioni spaziali si aggiunge ora il tempo. Il violino, forse più d’ogni altro, è strumento della memoria e del ricordo. Della nostalgia, dell’amore, delle ferite, della poesia, e di quel che deve ancora accadere.

[Recensione di Davide C. Crimi per Fondazione M]

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*Il documentario «Hai mai sentito ardere il tuo cuore?» è firmato da Luca Barachetti ed è contenuto nel DVD interno.

Rebecca di Jasminka Domas

The M Foundation

nella traduzione di Suzana Glavaš


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è un libro potente, che fa pensare, che deve far pensare. È la storia di una giovane donna, Rebecca Levi, ambientata a Zagabria, negli anni dolenti della guerra mondiale che, come ogni guerra, non merita le maiuscole né l’aggettivo “grande”, poiché la guerra non rappresenta che lo stato più miserabile della vita ed è sempre causata da interessi miserabili.

Zagabria, città meravigliosa e nascosta alla coscienza d’Europa, è descritta dall’autrice – e dalla mirabile traduzione di Suzana Glavaš – con profondo e partecipe respiro poetico, da cui il Lettore può intravedere il respiro dei viali e delle architetture liberty, espressione di uno stile internazionale che nel primo Novecento sembrava reclamare una nuova coscienza e una nuova disposizione d’animo, affrancamento dai lavori pesanti ormai risolti dall’automazione ed emancipazione sul piano intellettuale e spirituale.

La guerra ha tremendamente nascosto e dimenticato queste idee di emancipazione e di…

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Milano, conferenza R+C

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Symbolica [Milano 25 e 26 Novembre], è stato un importante evento, che ha permesso una lettura comparativa dei diversi fermenti e movimenti che costellano il mondo delle organizzazioni esoteriche in Italia – e nelle loro relazioni con gruppi internazionali.

Con contributi di diversa estrazione, complessità, semplicità ed attendibilità, con differenze di luce e di cognizione, l’incontro è stato molto interessante nel suo complesso, con apporti di considerevole livello. Nelle foto, alcuni libri di ispirazione R+C, in edizione originale, principalmente di A.E. Waite. Nel riquadro in basso a destra, un momento della mirabile esposizione di G.T.S.

Mazzini Occulto a Milano

Venermazzini occultodì 25 novembre 2016 alle 19.00

Studio Fotografico Daniele Poli

Via Giovanni Meli 18, Milano

Presentazione

Mazzini Occulto

di Davide C. Crimi

casa editrice Atanòr, 2016

sarà presente l’Autore
introduce Giorgio Tarditi Spagnoli, esoterista 

entrata libera fino ad esaurimento di posti

Mazzini, il misconosciuto Mazzini. Per tutti personaggio familiare, che ci accompagna dai tempi della scuola. Pensoso, assorto, come nei dipinti e nelle sculture che lo ritraggono, Padre della Patria. Sì, certo: ma c’è la sensazione di qualcosa che sfugge. Diversamente dalle biografie ufficiali e dalle monografie accademiche, questo libro porta luce sulla dimensione più remota, più latente della personalità di John Brown – per usare uno dei suoi alias – e, per farlo, ricostruisce un sistema di informazioni altrimenti disperse, frammentate in una pluralità di fonti (con un ulteriore elemento di stupore, dato dal fatto che il mosaico si ricompone soltanto attraverso l’esame delle relazioni personali e sentimentali). L’immagine che ne deriva conferma e ripropone l’azione di Mazzini nell’ambito delle organizzazioni occultistiche e iniziatiche del suo tempo, araldo di un messaggio di emancipazione e di liberazione spirituale modernissimo, al punto da esser ancora in anticipo sul nostro presente. Questa prospettiva di ricerca riconfigura un tema vitale e complesso che permette di rileggere l’esperienza umana, politica e iniziatica di Giuseppe Mazzini come veicolo di comprensione per fare luce sul ruolo storico, troppo spesso sottovalutato e assai raramente esplorato, di propulsione dei movimenti di emancipazione, che hanno avuto i riti di fronda e la massoneria irregolare.

La presentazione a Milano del “Mazzini Occulto” è l’esatto contrario di una polverosa lettura di sapore archivistico: non solo perché si indaga una prospettiva ingiustamente relegata ai margini del pensiero mazziniano (senza la quale, oltretutto, Mazzini resta privo della parte sostanziale della sua azione e del suo pensiero), ma soprattutto perché i relatori trattano l’argomento in una completa prospettiva di attualità e operatività contemporanea.

Oltre ai riferimenti a Mazzini, il testo offre un panorama dei movimenti mistici e iniziatici dal XVIII secolo al presente, identificandone le vocazioni politiche e sfatando la concezione di una Tradizione intesa come data e immutabile, per pervenire all’idea di perfettibilità, di affrancamento dagli errori del passato, di rilevazione progressiva. L’introduzione di Giorgio T. Spagnoli mette a fuoco i paragrafi del volume in cui sono trattate le differenze di orientamento politico interne alla massoneria e agli ordini martinisti e rosacrociani.

DAVIDE C. CRIMI, ricercatore nel campo delle scienze sociali, concentra il suo lavoro sulle intersezioni tra religione, politica, economia e arte, per coglierne le influenze concrete ed attuali sui condizionamenti del comportamento individuale e collettivo. Alcuni suoi testi, come Mantra Mudra Tantra, sono stati tradotti in America. Ha pubblicato numerosi studi e articoli sul rapporto tra tradizione ed emancipazione.

Studio Fotografico Daniele Poli – Via Giovanni Meli 18, Milano (MM2 Crescenzago – bus 56)

entrata libera fino ad easurimento di posti

Ti suono le mie dita

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“Ti suono le mie dita per mano sola” è autenticamente, drammaticamente un libro di poesia. Autenticamente perché, lo capirà il Lettore leggendo, ogni singola lettera è motivata da una necessità espressiva che è un moto dell’anima. Drammaticamente perché la poesia è tutta lì, con la sua immensa potenza che, in qualsiasi momento, può vacillare e perdersi in un vuoto di senso.

Di più: questa opera poetica si offre nella sua nudità, proiettata in copertina con un’immagine che quasi non ha e non dà riparo e con assoluta bellezza – ma anche con altrettanto assoluta fragilità – si manifesta agli occhi di chi può vedere. La reazione allo stimolo di questa arte denudata è di protezione, di accordo tacito per il mantenimento del segreto, di occultamento all’interno di un cassetto privilegiato. L’immagine iconica ben si accorda con il contenuto del testo, che conferma questa intimità nella rivelazione di un segreto. Non a caso un’altra silloge della stessa Poetessa ha per titolo “Sono donna che non c’è”.

Sarebbe un errore volgere tutto in una psicologizzante interpretazione al femminile. Anche dove la poesia si fa filastrocca, sullo sfondo sono sempre immensi archetipi, che collocano questi versi come in un interludio tra gli emblemi della Cabala Denudata e la manifestazione femminile trascendente della Shekinah. Ovunque e in nessun luogo. Il posto della poesia.

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